Vietti: dalle etichette d’autore al calice

Nel cuore delle Langhe, tra nebbie e filari, Vietti è un incontro con il tempo, con la mano dell’uomo e con l’arte che decora ogni bottiglia.

Vietti: dalle etichette d’autore al calice

Le Langhe hanno un ritmo tutto loro.
Salendo verso Castiglione Falletto, le colline sembrano respirare lentamente.
La luce cambia ogni minuto e i vigneti disegnano geometrie perfette.
È qui, tra storia e silenzio, che la famiglia Vietti ha costruito la propria identità.
Fondata all’inizio del Novecento, la cantina è cresciuta seguendo un principio semplice: rispetto per la vigna e ascolto del tempo.

Etichette d’autore: arte e vino in un unico gesto

Ogni bottiglia Vietti ha qualcosa da dire anche prima del tappo.
Dal 1974, la cantina ha avviato il progetto Artist Labels, in cui ogni annata importante è raccontata da un artista.
Le etichette non vengono riprodotte, ma create in tiratura limitata, pari al numero di bottiglie prodotte.
Le prime cento copie sono firmate a mano.
In questo modo, arte e vino diventano un unico linguaggio: visivo, tattile, sensoriale.

Tra i nomi che hanno firmato queste opere ci sono Renzo Piano (Barolo Villero Riserva 2012), Oliviero Toscani (Barolo 2006) e Giuseppe Stampone (Barolo 2010).

Altri artisti, meno noti al grande pubblico ma vicini al territorio, hanno interpretato vendemmie complesse o annate memorabili.

In definitiva, ogni etichetta è un racconto parallelo, un modo per fissare la memoria di un’annata anche fuori dal bicchiere.

La degustazione: otto vini, dalle colline all’anima del Barolo

La degustazione si è aperta con i bianchi, luminosi e diretti.
L’Arneis è stato l’inizio più naturale: profuma di pera, fiori bianchi e mandorla fresca.
Un sorso nitido, semplice ma non banale.
Il Derthona, invece, cambia passo.
Più profondo, salino, con accenni di miele e pietra bagnata: un bianco che guarda lontano, quasi un manifesto di longevità.

Poi i rossi giovani.
Il Dolcetto è fragrante, teso, con frutto scuro e finale asciutto.
La Barbera d’Alba porta energia e pulizia: acidità brillante, note di ciliegia e grafite, un sorso che vibra.
Il Langhe Nebbiolo Perbacco mostra già il carattere del vitigno: fiori secchi, spezia fine, tannino elegante ma presente.

A seguire, il Barbaresco Roncaglie. Un vino che unisce eleganza e verticalità.
Profuma di frutti rossi maturi, rosa e legno di cedro.
In bocca è armonico e profondo, con un tannino cesellato e una freschezza che allunga il sorso.

Infine, i Barolo.
Il Rocche di Castiglione è verticale, complesso, con richiami di rosa, tabacco e pietra.
Un vino che sembra muoversi nel bicchiere come una sinfonia lenta.
Il Barolo Castiglione, più ampio e profondo, racconta la classicità di Vietti: struttura salda, tannino cesellato, equilibrio impeccabile.

Il finale è dolce, ma non solo.
Il Moscato d’Asti arriva come un sorriso: aromatico, leggero, con bollicina fine e profumo di pesca bianca.
Chiude la degustazione con la leggerezza di una firma lasciata a matita.

“Il Barolo non si fa: si accompagna nel tempo.”

Dieci vini che mostrano la coerenza di una cantina capace di parlare tante lingue, restando sempre se stessa.

Vietti è la prova che classicità e modernità possono convivere senza rumore.
Ogni bottiglia nasce da un gesto preciso, e ogni etichetta ne amplifica la voce.
Visitare questa cantina significa capire che il Barolo non si spiega: si ascolta.