Champagne Experience 2025 in sei bollicine

Le cuveè che mi hanno emozionato a Bologna.

Champagne Experience 2025 in sei bollicine

Ci sono eventi che, anno dopo anno, diventano vere e proprie tappe fisse nel calendario di ogni wine lover.

Tra questi, senza dubbio, la Champagne Experience di Bologna si è ormai ritagliata un posto speciale.

Un appuntamento che riesce a fondere da un lato il rigore tecnico, dall’altro l’entusiasmo contagioso di centinaia di appassionati, sommelier, produttori e curiosi con il calice sempre pronto.

“I drink champagne when I’m happy and when I’m sad. Sometimes I drink it when I’m alone. When I have company, I consider it obligatory. I sip it when I’m not hungry and drink it when I am. Otherwise, I never touch it, unless I’m thirsty.” Madame Lily Bollinger 

Appena varcata la soglia dei padiglioni, l’atmosfera è quella di un piccolo viaggio in Francia, senza muoversi dall’Emilia. In ogni direzione, banchi d’assaggio impeccabili, un brusio elegante e le bollicine dorate che si rincorrono nei bicchieri.
La mia giornata è iniziata con l’intento preciso di lasciarmi guidare — non da una mappa o da una lista, bensì dal desiderio di scoprire cuvée capaci di raccontare territori e personalità.

Alla fine, tra un banco e l’altro, ne ho trovate sei: ognuna diversa, ognuna memorabile, eppure tutte legate da un filo comune — la capacità di trasformare un assaggio in emozione.

1. Terre de Verzy – Matthieu Godmé-Guillaume

📍 Montagne de Reims – Verzy

Il mio “viaggio” ideale parte dalle pendici boscose della Montagne de Reims, dove Verzy regala Chardonnay e Pinot Nero dal carattere profondo e minerale.
Il Terre de Verzy di Matthieu Godmé-Guillaume è come un ingresso elegante: fine, cesellato, quasi sussurrato. Al naso si apre su note di agrume candito e mandorla fresca, con una vena gessosa netta che accompagna ogni sfumatura.
Al palato è vibrante, teso, ma con una grazia quasi aristocratica. È il classico calice che ti fa rallentare e osservare meglio ciò che hai nel bicchiere.


2. Prisme 2020 – Guiborat

📍 Côte des Blancs – Cramant / Oiry

Da Verzy mi sposto idealmente verso sud, nella Côte des Blancs, culla dello Chardonnay più cristallino.
Il Prisme 2020 di Guiborat è pura trasparenza del terroir: un vino che sembra scolpito nella pietra. Al naso, fiori bianchi, lime, gesso e un accenno salmastro.
In bocca è una lama: tagliente, netta, senza concessioni superflue. Ma dietro questa precisione quasi chirurgica c’è una profondità che si svela sorso dopo sorso, con ritorni agrumati e una chiusura lunghissima.
Un viaggio verticale nei cru di Cramant e Oiry.


3. Bouzy Brut Grand Crü 2014 – Lucien Collard

📍 Bouzy – Montagne de Reims

Salgo di nuovo verso nord, nella storica Bouzy, dove il Pinot Noir domina e si fa riconoscere.
Il Grand Cru 2014 di Lucien Collard è Champagne di stoffa, con un’anima più scura e carnosa rispetto ai precedenti. Profumi di frutti rossi maturi, crosta di pane e una leggera speziatura rendono il naso avvolgente.
Il sorso è pieno, strutturato, quasi “gastronomico”: invita a pensare a un abbinamento, più che a un semplice aperitivo. È una cuvée che racconta potenza e equilibrio, come solo Bouzy sa fare.


4. Brut Nature Millésimé 2009 – Virginie T

📍 Montagne de Reims

Restando nella Montagne, ma con un salto temporale, incontro un vino che ha saputo emozionarmi per la sua profondità: il Brut Nature 2009 di Virginie T.
Un millesimo importante, che oggi mostra tutta la sua maturità elegante: frutta secca, miele d’acacia, note evolutive ma ancora fresche, quasi balsamiche.
In bocca è un racconto stratificato: secco, complesso, con un equilibrio straordinario tra acidità viva e sviluppo terziario. È come aprire un libro scritto con pazienza e precisione.


5. Mémoire Millésime 2016 – Encry

📍 Le Mesnil-sur-Oger – Côte des Blancs

Riprendo il mio percorso verso Le Mesnil-sur-Oger, uno dei villaggi più iconici per lo Chardonnay.
Il Mémoire 2016 di Encry è uno Champagne che riesce a combinare purezza e personalità. Naso di pietra focaia, pompelmo e pesca bianca, con una mineralità quasi tagliente.
In bocca è profondo, stratificato, con una cremosità sottile che bilancia la spinta acida. È come camminare tra le vigne del Mesnil in una giornata di sole limpido: nitido, luminoso, persistente.


6. Les Chemins de Traverse – Harlin Père et Fils

📍 Vallée de la Marne (domaine a Mareuil-le-Port) — Parcella a Tours-sur-Marne Grand Cru

Mi sposto “fuori dai sentieri battuti”, nomen omen: Les Chemins de Traverse è un Blanc de Noirs Extra Brut da Pinot Noir in purezza, una traiettoria netta sul versante Grand Cru di Tours-sur-Marne. Il naso parte su frutti neri e si apre a fiori bianchi (giglio, gelsomino) con un tocco gessoso; in bocca l’attacco è denso e profondo, ma resta teso ed equilibrato, con un finale lungo e pulito. Un calice che racconta Montagne de Reims con passo deciso, ma elegante.


In sintesi la Champagne Experience è ogni anno una sorta di “Grand Tour” attraverso i villaggi più prestigiosi della Champagne.
Queste sei cuvée, diversissime tra loro, sono state per me tappe di un itinerario ideale: dalla verticalità cristallina di Guiborat alla maturità elegante di Virginie T, dalla potenza di Bouzy alla finezza di Avize.

Se non siete ancora stati a questo evento, segnatevi la prossima edizione:  si terrà nuovamente a Bologna, il 4 e 5 ottobre 2026.